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La nostra società, fin dall’anno 2000, gestisce Trust istituiti in Italia.

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Cos’è il Trust

Il Trust è un istituto giuridico sorto in Inghilterra in epoca medievale che, a decorrere dal 1° gennaio 1992, è possibile utilizzare anche in Italia.

Con il Trust, il Disponente, spogliandosi della proprietà, trasferisce beni (denaro, titoli, azioni, quote, immobili, ecc.) ad un altro soggetto (Trustee); il Trustee ha il dovere di amministrare e gestire i beni secondo le direttive del Disponente contenute nell’atto istitutivo del Trust, a favore di uno o più soggetti (Beneficiari) o per il raggiungimento di un determinato scopo (Trust di scopo).

I Beneficiari possono essere già identificati nell’atto istitutivo del trust oppure, e si è in presenza del cosiddetto “Trust discrezionale”, l’atto istitutivo può prevedere che sia il Trustee a scegliere i Beneficiari appartenenti, ad esempio, ad una categoria, e a decidere come ripartire fra di essi i beni e i redditi del trust.

Perché istituire un trust?

Security and Risk Management Concept
  • Quale alternativa più efficace e flessibile rispetto al Fondo Patrimoniale, a tutela dei beni personali, evitando che possano essere coinvolti in eventuali azioni da parte di creditori o nelle conseguenze dell’andamento negativo di attività professionali o di impresa. Infatti il “Fondo Patrimoniale” può essere istituito solo dai coniugi e cessa nel momento in cui cessa, per qualsiasi causa, il matrimonio;
    inoltre il fondo patrimoniale può riguardare solo immobili, obbligazioni e azioni (è controverso il caso delle quote di Srl) e l’eventuale loro vendita richiede l’autorizzazione del tribunale; quindi il fondo patrimoniale non può essere istituito da single, né da coppie di fatto dello stesso sesso;
  • Quale pianificazione più articolata e riservata della destinazione del proprio patrimonio ai fini successori, rispetto a quanto sia possibile fare con le tradizionali disposizioni testamentarie;
  • Quale tutela di “soggetti deboli”, in relazione ai quali i genitori o altri parenti (Disponenti), da un lato non vogliono o non possono richiedere l’inabilitazione, e dall’altro intendono assicurare al soggetto l’attuale tenore di vita e una rendita vitalizia che garantisca il suo mantenimento anche dopo la morte dei Disponenti. Tra i “soggetti deboli” può rientrare anche lo stesso Disponente che, trovandosi in età avanzata e, talvolta, anche senza parenti vicini, istituisce il trust affinché il Trustee gli assicuri sia assistenza economica, con i beni che il Disponente trasferisce al Trust, che il mantenimento, la cura e l’assistenza finché resta in vita;
  • Per operazioni societarie finalizzate a garantire il rimborso di un prestito obbligazionario o di altri tipi di finanziamento;
  • Quale alternativa più efficace al sindacato di voto tra soci;
  • Per pianificare trasferimenti di azioni o quote sociali agli eredi e/o ai dipendenti;

Comunque, in base alla nostra esperienza pluridecennale, la motivazione più frequente che spinge all’istituzione di un trust, è l’esigenza di salvaguardare parte del patrimonio personale dall’eventuale aggressione da parte di terzi, rischio che si è accentuato in questi ultimi anni di pesante crisi economica.

Imposte sul trust


IMPOSTE SUL TRASFERIMENTO DI BENI AL TRUST

I trasferimenti di beni dal Disponente al Trust godono di un trattamento fiscale molto conveniente (imposta di donazione). In particolare per gli immobili è il trasferimento meno oneroso che ci sia.
IMPOSTE SUI REDDITI DEL TRUST
I redditi del Trust scontano l’IRES nella misura proporzionale del 24%, rispetto all’IRPEF dovuta dalle persone fisiche che, con la sua progressività, raggiunge l’aliquota massima del 45%.
La distribuzione di somme ai Beneficiari nel corso della durata del trust, non comporta tassazione in testa ai Beneficiari.

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Comunicazioni

Quando il trust rappresenta la soluzione migliore: un caso pratico

Il caso che ci è stato sottoposto è quello di un soggetto, non sposato e figlio unico, che convive con il genitore anziano e affetto da gravi sintomi di demenza senile. Il figlio era proprietario di alcuni immobili ed ha espresso preoccupazione per il caso in cui, malauguratamente, fosse venuto a mancare prima del genitore. Quest’ultimo, infatti, sarebbe rimasto solo e privo di un’adeguata assistenza.
La soluzione prospettata
Di fronte al caso sottoposto alla nostra attenzione, la miglior soluzione è parsa quella di istituire un trust.
Una delle caratteristiche vincenti di tale strumento è la flessibilità e, in particolare, la capacità di adattarsi alla vita comune di ciascuno di noi plasmandosi alle personali esigenze di ognuno e rappresentando un valido strumento per il futuro per coloro che vivono la quotidianità di un familiare in difficoltà.
Infatti, il trust si inserisce in un contesto giuridico che vede strumenti a tutela della persona e del patrimonio la cui reale operatività si è dimostrata troppo spesso rigida e caratterizzata da lungaggini burocratiche.
Il trust permette di vincolare determinati beni, mobili o immobili, a esclusivo interesse e vantaggio di uno o più beneficiari, tramite l’amministrazione di un soggetto terzo (il trustee) e secondo il programma e le indicazioni fissate dal disponente nell’atto istitutivo. In tal modo, è possibile gestire e risolvere oggi i problemi che potrebbero sopraggiungere in futuro, in questo caso, nell’eventualità in cui il figlio dovesse venire a mancare prima dell’anziano genitore.
Nel caso di specie, in particolare, il figlio ha istituito un trust nel quale ha conferito la nuda proprietà dei suoi immobili, riservandosene dunque l’usufrutto, con la finalità di garantire un’adeguata assistenza vitalizia, e tutte le necessarie cure, al genitore anziano in caso di sua premorienza.
Nell’ipotesi in cui tale eventualità si verificasse, il trust diventerebbe pieno proprietario degli immobili, a seguito del consolidamento del diritto di usufrutto e di piena proprietà, ricevendone i relativi profitti attraverso i quali sarebbe in grado di assistere il genitore secondo le finalità del trust.
Nel caso in esame, la durata del trust coincide con la vita del genitore beneficiario. Nel caso in cui non dovesse mai verificarsi la premorienza del figlio, i beni residui presenti nel fondo in trust tornerebbero nella disponibilità del figlio disponente. In caso contrario, invece, alla morte del genitore beneficiario, e in assenza di altri beneficiari, è possibile prevedere che il fondo in trust venga destinato a un ente benefico preventivamente individuato nell’atto istitutivo.
Sotto il profilo fiscale, il conferimento di beni in trust è soggetto all’imposta di registro assolta in misura fissa.
Infatti, l’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale afferma l’inapplicabilità dell’imposta di successione e donazione, nonché delle imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale, alla segregazione in trust di beni immobili e partecipazioni poiché il trasferimento è a titolo gratuito e non determina effetti traslativi.

Registro dei titolari effettivi: un’attesa che sembra non vedere la fine

L’attuazione del Registro dei titolari effettivi sembra essere destinata a dover attendere ancora.

Il Consiglio di Stato, infatti, ha sospeso l’adozione del parere con riguardo al relativo decreto attuativo, da emanarsi a cura del Ministro dell’Economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello Sviluppo economico, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.
All’esito di un’attenta analisi, importanti considerazioni sono state sollevate circa il mancato rispetto, da parte del MEF, delle modalità di attuazione del decreto: a partire dall’assenza di collaborazione con il MISE, il quale, di fatto, si è limitato a dichiarare, in una nota dell’8 febbraio scorso, di non avere osservazioni da formulare fino alla mancata considerazione dell’osservazione del Garante per la protezione dei dati personali che nel proprio parere ha sottolineato la necessità di minimizzare i dati da acquisire a quelli assolutamente necessari.

Inoltre, il Consiglio di Stato ha evidenziato importanti critiche rispetto alla tecnica legislativa utilizzata nella redazione del testo: in particolare, gran parte degli articoli dello schema di decreto rinvia all’allegato che, tuttavia, sembra essere tutt’altro che puntuale, apparendo impreciso e assolutamente poco lineare.
In particolare, con riguardo ai soggetti – diversi da Autorità e destinatari della disciplina del D. Lgs. n. 231/2007 – ai quali è riconosciuto l’accesso, il Consiglio di Stato raccomanda una razionalizzazione e revisione delle categorie degli aventi diritto in conformità a quanto previsto dalla normativa europea.
In generale, le criticità mosse dal Consiglio di Stato riguardano l’acquisizione dei dati, la loro messa a disposizione e, infine, la decisione sulle richieste di accesso.

A destare perplessità è soprattutto la regolamentazione della fase di controllo, con particolare riguardo a quella relativa all’accesso al pubblico, poiché, secondo il Consiglio di Stato, nel testo del decreto manca ogni riferimento al soggetto competente. Tale lacuna non è di poco conto: l’esito positivo dei controlli medesimi costituisce il presupposto per l’accesso alla consultazione.

È certamente auspicabile, dunque, un ripensamento mirato e puntuale di un testo la cui delicatezza, per la materia trattata, è di assoluta evidenza agli occhi di tutti.
Sulla preoccupazione derivante dalla perdita della riservatezza che potrebbe generarsi dall’attuazione del Registro dei titolari effettivi, tutto dipenderà, dunque, da quanto sarà precisato circa i requisiti soggettivi e oggettivi per l’accesso alla consultazione dello stesso che, ad oggi, alla luce di quanto emerso, risultano ancora piuttosto confusi.

Va comunque tenuto presente che le società fiduciarie saranno obbligate a comunicare il “titolare effettivo” solo nel caso in cui possiedano, per conto del fiduciante, una partecipazione superiore al 25% del capitale sociale. Dunque, qualora la società fiduciaria sia intestataria di una quota superiore al 25% del capitale sociale ma per conto di più fiducianti, ognuno dei quali proprietari per meno del 25%, non sussisterà obbligo di comunicazione in capo alla stessa per nessuno di loro.

Il Trust revocabile è fiscalmente inesistente

Con la Risposta ad Interpello n. 106 del 15 febbraio 2021, l’Agenzia delle Entrate torna a pronunciarsi sul delicato tema della fiscalità del trust revocabile confermando, peraltro, l’orientamento interpretativo già delineatosi.
Il caso è quello di un trust estero revocabile il quale si caratterizza, in particolare, per il fatto che il disponente e il beneficiario siano lo stesso soggetto.
Di fronte all’esercizio da parte dell’Istante del potere di revoca integrale del trust, in relazione alla totalità dei beni costituenti il relativo fondo al fine di ottenerne la completa reintestazione, sorge il tema dell’eventuale assoggettamento all’imposta sulle successioni e donazioni del (ri)trasferimento in favore dell’Istante/disponente dei beni originariamente conferiti nel trust revocabile e, ancor prima, il tema dell’eventuale assoggettamento all’imposta indiretta dell’iniziale conferimento dei beni in trust.
L’Agenzia delle Entrate affronta la questione ricordando innanzitutto che ai fini dell’applicabilità dell’imposta sulle successioni e donazioni, riguardo ai trust, occorre far riferimento alle disposizioni di cui al D.L. n. 262/2006 e al D.Lgs. n. 346/1990 evidenziando che l’attribuzione di beni e/o diritti ai beneficiari di trust da parte del trustee potrebbe determinare l’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni solo al verificarsi dei presupposti ivi previsti.
In particolare, nel caso di specie, merita rilievo la circostanza che il soggetto disponente coincida con il soggetto beneficiario del trust e, a tal proposito, l’Amministrazione finanziaria afferma che l’assenza di un trasferimento intersoggettivo preclude l’applicabilità dell’imposta di donazione per carenza del presupposto oggettivo di cui all’art. 1 del citato decreto legislativo, mancando un trasferimento di ricchezza. Tale conclusione, trova altresì riscontro nella recente giurisprudenza della Corte di Cassazione che, nella Sentenza n. 10256 del 29 maggio 2020, ha chiarito che «solo l’attribuzione al beneficiario, che come detto deve essere diverso dal disponente può considerarsi, nel trust, il fatto suscettibile di manifestare il presupposto dell’imposta sul trasferimento di ricchezza».
Per concludere, appare opportuno ricordare la posizione dell’Agenzia delle Entrate sul tema dell’inquadramento di un trust revocabile sul piano fiscale, emersa dalle precedenti pronunce, sottolineando che un trust può essere considerato come soggetto passivo ai fini delle imposte sui redditi solo ove il trustee detenga un potere effettivo di amministrazione e gestione dei beni ivi apportati.
Pertanto, qualora il disponente si riservi la possibilità di esercitare qualche potere sul trust, quale è quello di revocarlo, quest’ultimo deve essere considerato come strumento meramente interposto rispetto al disponente con la conseguenza dell’imputabilità dei redditi prodotti dal trust direttamente in capo disponente.
In particolare, si assiste a una cristallizzazione dei principi emersi dalla famosa circolare n. 48/E/2007, per i quali appare ormai certo e chiaro che il trust revocabile “ai fini delle imposte sui redditi non dà luogo ad un autonomo soggetto passivo d’imposta cosicché i suoi redditi sono tassati in capo al Disponente”.

Società fiduciarie e pianificazione patrimoniale.

Nonostante sia ancora argomento sottovalutato, l’importanza di attuare una buona pianificazione patrimoniale anche e soprattutto ai fini del passaggio generazionale merita assoluta considerazione.
In questo senso, la società fiduciaria ha oggi trovato un nuovo modo di esprimersi come valido strumento a supporto del wealth planning e del passaggio generazionale dell’impresa.

In particolare, sotto quest’ultimo aspetto, l’intestazione fiduciaria di partecipazioni consente di gestire l’intera transizione nell’assetto proprietario dell’azienda in termini di totale riservatezza: dopo aver provveduto all’intestazione fiduciaria delle proprie partecipazioni, l’imprenditore procederà con la relativa attribuzione a favore dei figli sempre dietro intestazione fiduciaria così garantendo invisibilità all’operazione.

La società fiduciaria si rivela altresì un valido strumento di supporto in ambito di governance societaria tutelandone la stabilità. Si pensi, ad esempio, al conferimento congiunto di un mandato a società fiduciaria da parte dei soci stipulanti un patto parasociale relativo al sindacato di voto. In questo caso, attraverso la previsione di specifiche regole volte alla puntuale disciplina della formazione delle indicazioni di voto, è possibile ridurre notevolmente il rischio di voto difforme e, dunque, di stallo decisionale in sede assembleare.

Infine, occorre ricordare come anche nella trasmissione di patrimoni diversi dall’impresa la società fiduciaria possa altresì rappresentare uno strumento efficace. In tema di donazioni, ad esempio, l’attribuzione a titolo gratuito di liquidità o di strumenti finanziari può essere eseguita in piena riservatezza. Ancora, l’intestazione fiduciaria di rapporti bancari e finanziari può essere utilizzata anche in combinazione con lo strumento del trust.

La Corte di Cassazione torna a pronunciarsi in tema di fiscalità indiretta dei trusts

Con l’ordinanza n. 13 del 4 gennaio 2021 la Corte di Cassazione torna ad esprimersi sul tema dell’imposizione indiretta in materia di trust confermando l’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale che afferma l’inapplicabilità dell’imposta di successione e donazione, nonché delle imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale, alla segregazione in trust di beni immobili e partecipazioni poiché il trasferimento avviene a titolo gratuito e non determina effetti traslativi.
È stato ribadito, infatti, come il trasferimento della titolarità dei beni al trustee non configuri in capo a quest’ultimo un vero e proprio diritto di proprietà, come civilisticamente inteso, poiché il vincolo di destinazione insito nell’atto istitutivo limita fortemente i poteri dispositivi del trustee, che è tenuto unicamente ad amministrare e gestire il patrimonio in trust, in regime di segregazione patrimoniale, fino al suo trasferimento in capo ai beneficiari.
In sostanza, il trasferimento effettivo di ricchezza, mediante un’attribuzione patrimoniale stabile e non meramente strumentale, non è ravvisabile né al momento dell’atto istitutivo né a quello della dotazione patrimoniale del trust, ma soltanto all’atto di eventuale attribuzione finale dei beni ai beneficiari, in quanto solo quest’ultimo costituisce un effettivo indice di ricchezza ai sensi dell’art. 53 Cost.
Pertanto, l’individuazione dei beneficiari nell’atto istitutivo, a meno che non determini un vero e proprio “diritto di apprensione” dei redditi del trust, non giustifica l’immediata applicazione dell’imposta proporzionale, poiché la sola designazione non equivale a considerare il trasferimento dei beni quale immediato e definitivo.
Dunque, va esclusa la proporzionalità dell’imposta ipotecaria e catastale, da determinarsi invece in misura fissa, nonché va esclusa la debenza dell’imposta successoria.
Appare opportuno segnalare che l’ordinanza in commento fa seguito ad ulteriori due ordinanze della Corte di Cassazione, le nn. 24153 e 24154 del 30 ottobre 2020, le quali, oltre a quanto fin qui illustrato, precisano che, anche nell’ipotesi di trust auto-dichiarato (nel quale c’è coincidenza tra la persona del disponente e quella del trustee), l’imposta di successione e donazione non è da ritenere applicabile in fase di conferimento dei beni. Anzi, la Corte ritiene che in questo caso tale inapplicabilità sia ancora più evidente mancando addirittura l’intersoggettività del trasferimento patrimoniale.
Come anticipato, le ultime pronunce del giudice di legittimità in tema di fiscalità indiretta del trust si inseriscono in un panorama che vede un orientamento ormai consolidato in tal senso. L’effetto è senz’altro l’indebolimento di ciò che poteva rappresentare un deterrente alla scelta del trust quale strumento per la protezione del proprio patrimonio, rendendo sempre più conveniente l’utilizzo di tale strumento nell’ottica della pianificazione e protezione patrimoniale.